Questo statuto, redatto da Giovannòlo figlio del fu Leone di Lesa, da Gufredino di Invorio abitante di Lesa e da Premolo, figlio del fu Giardino de' Cassinari di Lesa, disponeva che il Podestà fosse eletto dall'Arcivescovo, mentre le altre cariche e i magistrati venissero eletti dai membri della comunità stessa. Compito del Podestà era amministrare la giustizia a Lesa e negli altri luoghi del Vergante e, due volte al mese, recarsi a Meina per tenervi "banco in giorno di sabato per gli uomini della Castellana".
Nel 1814, quando il Piemonte riebbe le proprie terre dopo la caduta di Napoleone, Lesa viene a far parte della Provincia di Pallanza e delegata capoluogo di mandamento anche se, alcune terre che dipendevano un tempo dal tribunale di Lesa, vennero assegnate ai tribunali di Arona e di Pallanza.
Facevano parte del mandamento di Lesa i seguenti comuni: Lesa, Belgirate, Brisino, Brovello, Calogna, Carpugnino, Chignolo, Comnago, Corciago, Fosseno, Gignese, Graglia, Magognino, Massino, Nebbiuno, Nocco, Pisano, Stresa, Stropino, Tapigliano e Vezzo.
I resti del castello, costruito sulle rive del lago, sono testimonianza diretta della sua signorilità e potenza.
Grazie alla magnifica posizione, alla dolcezza del suo clima, alla cortesia dei suoi abitanti, Lesa può annoverare tra i suoi ospiti illustri letterati come: Giulio Carcano, Ruggero Bonghi, Massimo d'Azeglio, Tommaso Grossi, Antonio Rosmini, Benedetto Cairoli, Cesare Correnti, Luigi Rossari e Alessandro Manzoni.
Ma fra tutti è Giulio Carcano che Lesa vide pellegrino con i suoi sogni di scrittore e le sue lotte di patriota. Erano gli anni in cui si faceva l'Italia, gli anni del grande spirito risorgimentale, gli anni in cui dedicò alla moglie Giulia questo sonetto:
LESA
Vedi, ove lento al sol della mattina
S'incurva il primo fianco del Verbano,
L'umil casetta nostra, in su la china,
Siede quieta e guarda il ciel lontano.
Qui l'anima riposa, e pellegrina
Nell'aere infinito, il plauso insano
Obblia del mondo, e a Dio più s'avvicina;
Il cor qui sente che non batte invano.
E nella stanca età, d'una novella
Stagion, d'un cielo più seren di questo
La fe' risorge, come casto fiore.
O mia compagna, tu sarai mia stella
Sino all'ultima sera, nel modesto
Asil che Dio concesse al nostro amore.
Settembre 1878.