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Lesa (Lexia "città della legge") nel X secolo apparteneva ad un certo Riccardo conte di Novara e Signore della Valsesia, in seguito passò sotto il dominio degli Arcivescovi di Milano.
Nel 1177, secondo quanto afferma il Prof. Amato nel suo Dizionario Corografico dell'Italia, Lesa rimase quasi totalmente distrutta da una terribile inondazione delle acque del Lago e la piena fu tale e tanta da superare il livello ordinario di 10 metri e 80 centimetri.
Il Borgo di Lesa era un tempo prefettura del Vergante e la sua giurisdizione era molto vasta:

"Il Podestà di Lesa reggerà e governerà e salverà gli uomini e le persone della comunità del Vergante e farà giustizia secondo gli statuti e ordinamenti contenuti in quell'apposito volume e secondo quegli atti che si possono stabilire in appresso, salva sempre l'approvazione dell'Arcivescovo suo signor" [Statuta et ordinamenta comunitatis Lexiae et Verganti et Castellantiae de Medina (Meina)].


Questo statuto, redatto da Giovannòlo figlio del fu Leone di Lesa, da Gufredino di Invorio abitante di Lesa e da Premolo, figlio del fu Giardino de' Cassinari di Lesa, disponeva che il Podestà fosse eletto dall'Arcivescovo, mentre le altre cariche e i magistrati venissero eletti dai membri della comunità stessa. Compito del Podestà era amministrare la giustizia a Lesa e negli altri luoghi del Vergante e, due volte al mese, recarsi a Meina per tenervi "banco in giorno di sabato per gli uomini della Castellana".
Nel 1814, quando il Piemonte riebbe le proprie terre dopo la caduta di Napoleone, Lesa viene a far parte della Provincia di Pallanza e delegata capoluogo di mandamento anche se, alcune terre che dipendevano un tempo dal tribunale di Lesa, vennero assegnate ai tribunali di Arona e di Pallanza.
Facevano parte del mandamento di Lesa i seguenti comuni: Lesa, Belgirate, Brisino, Brovello, Calogna, Carpugnino, Chignolo, Comnago, Corciago, Fosseno, Gignese, Graglia, Magognino, Massino, Nebbiuno, Nocco, Pisano, Stresa, Stropino, Tapigliano e Vezzo.
I resti del castello, costruito sulle rive del lago, sono testimonianza diretta della sua signorilità e potenza.
Grazie alla magnifica posizione, alla dolcezza del suo clima, alla cortesia dei suoi abitanti, Lesa può annoverare tra i suoi ospiti illustri letterati come: Giulio Carcano, Ruggero Bonghi, Massimo d'Azeglio, Tommaso Grossi, Antonio Rosmini, Benedetto Cairoli, Cesare Correnti, Luigi Rossari e Alessandro Manzoni.
Ma fra tutti è Giulio Carcano che Lesa vide pellegrino con i suoi sogni di scrittore e le sue lotte di patriota. Erano gli anni in cui si faceva l'Italia, gli anni del grande spirito risorgimentale, gli anni in cui dedicò alla moglie Giulia questo sonetto:

LESA

Vedi, ove lento al sol della mattina
S'incurva il primo fianco del Verbano,
L'umil casetta nostra, in su la china,
Siede quieta e guarda il ciel lontano.

Qui l'anima riposa, e pellegrina
Nell'aere infinito, il plauso insano
Obblia del mondo, e a Dio più s'avvicina;
Il cor qui sente che non batte invano.

E nella stanca età, d'una novella
Stagion, d'un cielo più seren di questo
La fe' risorge, come casto fiore.

O mia compagna, tu sarai mia stella
Sino all'ultima sera, nel modesto
Asil che Dio concesse al nostro amore.


Settembre 1878.